Associazione Nazionale Medici Cardiologi Ospedalieri

CONGRESS ABSTRACT

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CARDIOMIOPATIA PERIPARTUM: COME RICONOSCERLA E COME TRATTARLA

Terrinoni Francesca Avezzano (Aq) – Ospedale Ss Filippo E Nicola | Liberatore Imperia Avezzano (Aq) – Ospedale Ss Filippo E Nicola | Basso Valentina Avezzano (Aq) – Ospedale Ss Filippo E Nicola | Imparato Lorenzo Avezzano (Aq) – Ospedale Ss Filippo E Nicola | Sciarra Luigi Avezzano (Aq) – Casa Di Cura Di Lorenzo | Romano Silvio Avezzano (Aq) – Universit√† Degli Studi Dell’Aquila

Introduzione: La cardiomiopatia peripartum è caratterizzata da disfunzione sistolica del LV in assenza di altra patologia cardiaca esistente. Esordisce con segni clinici dello scompenso cardiaco acuto, con aritmie ventricolari o arresto cardiaco nelle ultime fasi della gravidanza fino ai 5-6 mesi dopo il parto. Il LV può essere non dilatato, ma la FE è solitamente <45%. La FE iniziale <30%, il diametro LV end-diastolico ≥ 6 cm e il coinvolgimento del RV sono associati ad esiti avversi.

Caso clinico: Donna di 44 anni, nega CAD e terapia domiciliare. Giunge per comparsa di edemi declivi, dispnea ingravescente e decubito ortopnoico obbligato insorti dopo parto cesareo avvenuto 3 giorni prima. All’auscultazione: MV abolito alla base destra con rantoli diffusi. Al laboratorio si evidenzia BNP aumentato (1485 pg/mL). All’ECG Tachicardia sinusale, 126 bpm. BBS di nuova insorgenza. PA 100/60. Acidosi respiratoria all’EGA. All’Ecocardiogramma(Fig.1) LV dilatato con severa riduzione della FE 25/30%, IM moderata-severa, RV nei limiti. IT moderata con PAPs 40 mmHg. Vena cava dilatata, ipocollassabile. Minimo scollamento pericardico. Alla TC Polmonare Smdc quadro di edema polmonare acuto e versamento pleurico destro apico-basale, impegno cardiogeno in fase interstiziale-alveolare(Fig. 2). Viene trattata con inotropi, diuretici ad alte dosi e ventilazione in CPAP con progressivo miglioramento. È stata sottoposta a RM Cardiaca, per escludere ischemie, miocarditi o cardiopatie, che ha descritto un quadro di cardiopatia dilatativa non ischemica del LV con severa disfunzione sistolica, moderata disfunzione del RV e modesta IM(Fig.3). In dimissione si imposta terapia con B-bloccanti, diuretici dell’ansa, MRA, ARNI e successivamente introdotto inibitore di SGLUT-2. In relazione all’età e all’FE è stata indirizzata a valutazione per inserimento in lista trapianti e valutazione CRT-D.

Conclusioni: è una patologia rara. Il 50% dei pazienti migliora con trattamento medico standard, il 25% sviluppa insufficienza cardiaca cronica e il resto muore nel corso della malattia. L’esordio è subdolo con segni e sintomi aspecifici spesso confusi con “disagi” riferiti alla gravidanza stessa. Per limitare il ritardo diagnostico è necessario porre attenzione alla comparsa di tachicardia, terzo tono cardiaco, rantoli crepitanti basali e di turgore venoso giugulare, poiché non presenti fisiologicamente in gravidanza ed effettuare un ecocardiogramma di controllo soprattutto se in età avanzata.